La diffusione del tè è
universale, ma in nessun altro luogo al mondo questa bevanda ha fornito un
apporto così sostanziale alla cultura come in Giappone, dove l'atto di preparare
e bere il tè (la cerimonia del tè, appunto, o cha no yu , che
alla lettera significa semplicemente "acqua calda e tè") ha acquisito un alto
significato estetico, artistico e filosofico.
Essa non è un semplice
passatempo per conversare di frivoli pettegolezzi o un modo raffinato di dissetarsi. Esprime piuttosto una filosofia di vita.Gli ospiti
che intervengono alla cerimonia devono trovare in essa un'oasi di pace e di
tranquillità dalle ansie del mondo, dove la mente possa aprirsi a una serena
riflessione o meditazione.
La cerimonia del tè incarna la ricerca della bellezza del popolo giapponese, la cui raffinatezza si esprime tramite la semplicità e la povertà delle cose. Una tazza di tè per soddisfare l'umano bisogno di serenità. Le varie scuole differiscono le une dalle altre per i dettagli e le regole, ma mantengono intatta l'essenza della cerimonia che il grande maestro Sen no Soeki detto Rikyu (1522-91) aveva istituito.
Quest'essenza è arrivata fino a noi incontestata e il rispetto per il fondatore è uno degli elementi che tutte le scuole hanno in comune. Egli ha raccolto i principi fondamentali (o virtù) della cerimonia del tè in quattro semplici parole:
1) wa, armonia tra le persone e con la natura, armonia degli utensili e la maniera in cui essi vengono usati;
2) kei, rispetto verso tutte le cose e sincera gratitudine per la loro esistenza;
3) sei, purezza interiore, ma anche nitore e pulizia delle cose che ci circondano;
4) jaku, tranquillità e pace della mente, conseguente alla realizzazione dei primi tre principi.
La base della filosofia della cerimonia del tè è quindi l'armonia con la natura.
La cerimonia si svolge solitamente in piccole costruzioni in legno che sorgono all'interno di meravigliosi giardini di aspetto totalmente naturale, con piante fresche, acque e rocce. Gli utensili, le tazze sono in materiale naturale e variano durante i diversi mesi dell'anno per essere sempre in accordo con la stagione. La cerimonia è caratterizzata da un'estrema semplicità: la casa del tè è quasi spoglia nella sua totale mancanza di arredi e nel suo rigore. Gli utensili, solitamente poco decorati, hanno forme estremamente semplici e funzionali, in linea con il gusto dei giapponesi, che ammirano più il garbato riserbo della vistosa ostentazione. Tutto è semplice, umile, frugale.
L'essenzialità, è rappresentazione del vuoto a cui la meditazione Zen aspira. La stanza del tè infatti luogo fisico ma anche mentale, rappresenta gli ideali dell'estetica Zen. L'assenza di contenuto lascia spazio al pensiero, alla contemplazione del vuoto, quel vuoto materiale che è anche mentale.
Il forte contenuto spirituale della cerimonia come momento di meditazione giustifica l'isolamento della stanza da tè dall'abitazione, come senso di allentamento dalle ansie e dalla materialità della vita quotidiana.
La casa del tè è solitamente costruita in legno, bambù e paglia, con finestre e porte costituite da pannelli scorrevoli in legno e carta di riso; il pavimento è ricoperto da tatami, le stuoie in paglia sono quelle delle tipiche abitazioni tradizionali. Un vero e proprio rituale guida non solo l'abile tecnica del maestro di cerimonia, che ha studiato per anni e anni, ma anche i gesti degli ospiti intervenuti, che sorbiranno il loro tè seguendo precise regole. Sono da preferire abiti con colori discreti. Nelle occasioni di grande solennità, gli uomini portano un kimono decorato con lo stemma familiare e le bianche calze tradizionali giapponesi (tabi). Le donne indossano lo stesso abbigliamento. Gli invitati devono portare con sé un piccolo ventaglio pieghevole e un pacchetto di fazzolettini di carta (kaishi).
La cerimonia si svolge nell'assoluto silenzio dei partecipanti, padrone ospiti, che dopo essersi purificati con l'acqua hanno accesso alla stanza e possono prendere posto sui tatami la stuoia di bambù intrecciato, accanto al padrone in ordine di importanza.
Tutto il rito è un insieme di gesti fissi e lentissimi, decisamente misteriosi agli occhi di chi non ne conosce il significato, una vera e propria tecnica di meditazione, strettamente legata al pensiero e alle pratiche Zen. La rigida osservanza delle regole imposte rappresenta l'assoluta garanzia che nulla turbi la serenità e l'armonia del rito.
La cerimonia del tè comprende di solito una prima parte nel corso della quale viene servito un pasto leggero di sette portate (kaiseki), un breve intervallo, il nakadachi,
il goza iri che è la parte principale della cerimonia e durante la quale viene servito un tè denso (koicha),
e l'usucha durante il quale viene servito un tè meno denso del precedente. Tutta la cerimonia completa dura circa quattro ore; spesso, tuttavia si svolge soltanto l'usucha, il quale richiede al massimo un'ora. Se la preparazione del tè è caratterizzata da gesti fissi e lenti compiuti dall'ospite, allo stesso modo anche gl invitati compiono gesti rituali precisi. Nel momento in cui viene offerta la tazza, l'invitato la prende con la mano destra e lentamente la appoggia sul palmo sinistro ammirandone la bellezza, poi sempre con la mano destra fa ruotare la tazza in senso antiorario in modo da porgerne il lato più bello verso l'esterno. Dopo aver bevuto e pulito il luogo di appoggio delle labbra, la tazza viene nuovamente ruotata e riportata nella posizione iniziale. Al termine della cerimonia, le tazze vengono restituite al padrone che le raccoglie e le porta fuori dalla stanza; al suo ritorno con un inchino egli determina la fine del rito congedando gli ospiti dalla stanza accompagnandoli fuori dalla sukiya.
In un Paese fortemente modernizzato e fortemente attratto dai valori occidentali, un antichissimo rito come la cerimonia del tè potrebbe sembrare anacronistico, tuttavia si dimostra come il Giappone sia ancora un paese strettamente legato alle tradizioni.
Credits:
http://spazioinwind.libero.it
http://www.giappone.cc/
La cerimonia del tè incarna la ricerca della bellezza del popolo giapponese, la cui raffinatezza si esprime tramite la semplicità e la povertà delle cose. Una tazza di tè per soddisfare l'umano bisogno di serenità. Le varie scuole differiscono le une dalle altre per i dettagli e le regole, ma mantengono intatta l'essenza della cerimonia che il grande maestro Sen no Soeki detto Rikyu (1522-91) aveva istituito.
Quest'essenza è arrivata fino a noi incontestata e il rispetto per il fondatore è uno degli elementi che tutte le scuole hanno in comune. Egli ha raccolto i principi fondamentali (o virtù) della cerimonia del tè in quattro semplici parole:
1) wa, armonia tra le persone e con la natura, armonia degli utensili e la maniera in cui essi vengono usati;
2) kei, rispetto verso tutte le cose e sincera gratitudine per la loro esistenza;
3) sei, purezza interiore, ma anche nitore e pulizia delle cose che ci circondano;
4) jaku, tranquillità e pace della mente, conseguente alla realizzazione dei primi tre principi.
La base della filosofia della cerimonia del tè è quindi l'armonia con la natura.
La cerimonia si svolge solitamente in piccole costruzioni in legno che sorgono all'interno di meravigliosi giardini di aspetto totalmente naturale, con piante fresche, acque e rocce. Gli utensili, le tazze sono in materiale naturale e variano durante i diversi mesi dell'anno per essere sempre in accordo con la stagione. La cerimonia è caratterizzata da un'estrema semplicità: la casa del tè è quasi spoglia nella sua totale mancanza di arredi e nel suo rigore. Gli utensili, solitamente poco decorati, hanno forme estremamente semplici e funzionali, in linea con il gusto dei giapponesi, che ammirano più il garbato riserbo della vistosa ostentazione. Tutto è semplice, umile, frugale.
L'essenzialità, è rappresentazione del vuoto a cui la meditazione Zen aspira. La stanza del tè infatti luogo fisico ma anche mentale, rappresenta gli ideali dell'estetica Zen. L'assenza di contenuto lascia spazio al pensiero, alla contemplazione del vuoto, quel vuoto materiale che è anche mentale.
Il forte contenuto spirituale della cerimonia come momento di meditazione giustifica l'isolamento della stanza da tè dall'abitazione, come senso di allentamento dalle ansie e dalla materialità della vita quotidiana.
La casa del tè è solitamente costruita in legno, bambù e paglia, con finestre e porte costituite da pannelli scorrevoli in legno e carta di riso; il pavimento è ricoperto da tatami, le stuoie in paglia sono quelle delle tipiche abitazioni tradizionali. Un vero e proprio rituale guida non solo l'abile tecnica del maestro di cerimonia, che ha studiato per anni e anni, ma anche i gesti degli ospiti intervenuti, che sorbiranno il loro tè seguendo precise regole. Sono da preferire abiti con colori discreti. Nelle occasioni di grande solennità, gli uomini portano un kimono decorato con lo stemma familiare e le bianche calze tradizionali giapponesi (tabi). Le donne indossano lo stesso abbigliamento. Gli invitati devono portare con sé un piccolo ventaglio pieghevole e un pacchetto di fazzolettini di carta (kaishi).
La cerimonia si svolge nell'assoluto silenzio dei partecipanti, padrone ospiti, che dopo essersi purificati con l'acqua hanno accesso alla stanza e possono prendere posto sui tatami la stuoia di bambù intrecciato, accanto al padrone in ordine di importanza.
Tutto il rito è un insieme di gesti fissi e lentissimi, decisamente misteriosi agli occhi di chi non ne conosce il significato, una vera e propria tecnica di meditazione, strettamente legata al pensiero e alle pratiche Zen. La rigida osservanza delle regole imposte rappresenta l'assoluta garanzia che nulla turbi la serenità e l'armonia del rito.
La cerimonia del tè comprende di solito una prima parte nel corso della quale viene servito un pasto leggero di sette portate (kaiseki), un breve intervallo, il nakadachi,
il goza iri che è la parte principale della cerimonia e durante la quale viene servito un tè denso (koicha),
e l'usucha durante il quale viene servito un tè meno denso del precedente. Tutta la cerimonia completa dura circa quattro ore; spesso, tuttavia si svolge soltanto l'usucha, il quale richiede al massimo un'ora. Se la preparazione del tè è caratterizzata da gesti fissi e lenti compiuti dall'ospite, allo stesso modo anche gl invitati compiono gesti rituali precisi. Nel momento in cui viene offerta la tazza, l'invitato la prende con la mano destra e lentamente la appoggia sul palmo sinistro ammirandone la bellezza, poi sempre con la mano destra fa ruotare la tazza in senso antiorario in modo da porgerne il lato più bello verso l'esterno. Dopo aver bevuto e pulito il luogo di appoggio delle labbra, la tazza viene nuovamente ruotata e riportata nella posizione iniziale. Al termine della cerimonia, le tazze vengono restituite al padrone che le raccoglie e le porta fuori dalla stanza; al suo ritorno con un inchino egli determina la fine del rito congedando gli ospiti dalla stanza accompagnandoli fuori dalla sukiya.
In un Paese fortemente modernizzato e fortemente attratto dai valori occidentali, un antichissimo rito come la cerimonia del tè potrebbe sembrare anacronistico, tuttavia si dimostra come il Giappone sia ancora un paese strettamente legato alle tradizioni.
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ATTENZIONE: qualsiasi rimedio naturale qui descritto non intende sostituire nè il parere medico nè l'uso dei farmaci.