L'EVENTO PIU' MISTICO DELL'INDIA.
In India la Natura è considerata ancora qualcosa di sacro. Foreste, montagne e specialmente i fiumi vengono definiti le dimore degli Dei.
Il Paese è ancora fortemente pervaso da quell'essenza mistica che ha ammaliato scrittori, poeti, sognatori occidentali in cerca di una dimensione meno materialistica, più spirituale.
L'acqua è simbolo di vita per molte culture, non solo orientali; ma nel variegato subcontinente indiano la sua importanza assume risvolti unici ed è oggetto di una devozione che non ha eguali altrove.
Tutti i fiumi indiani sono avvolti da un alone di sacralità, poichè la loro corrente, simbolo del flusso dell'esistenza, si rinnova dalla sorgente sino all'Oceano, dove incontra le altre acque, perdendosi in esse.
Il fiume più venerato è il Gange, che incarna l'energia divina ed è esso stesso divinità, onorato da milioni di indiani, in quanto fonte di vita, oltre che punto di transito da un luogo all'altro e canale di interconnessione fra la terra e i cieli.
Bagnarsi nelle sua acque, secondo gli induisti, permette di rimuovere tutte le impurità dell'anima, generate da azioni non virtuose. Immergersi in esso significa essere accolti dalla divinità.
Un atto compiuto per rinnovarsi, eliminando dal proprio karma le forze negative.
La profonda devozione che gli induisti nutrono verso i fiumi, in particolare verso la divinità Ganga, considerata "madre dell'India", si percepisce in modo assoluto in occasione del Kumbha mela, un evento suggestivo e trascinante che si svolge secondo precisi cicli astronomici, in quattro diverse località.
Narra la leggenda, che gli dei e i demoni, al momento della creazione dell'Universo, non avendo il dono dell'immortalità, lottarono per il possesso della brocca (kumbh) colma di amrita, il nettare di lunga vita. Nel corso della battaglia, che durò per 12 giorni e 12 notti, alcune gocce di amrita caddero in corrispondenza dei fiumi: Godavari, Shipra, Gange e Allahabad, dove avviene la confluenza dei tre fiumi sacri.
Durante i Kumbha Mela s'incontrano personaggi solitamente irraggiungibili, come i misteriosi e inquietanti Naga, in genere nascosti negli anfratti impervi dei monti himalayani. Sono esseri votati all'eremitaggio, che si mostrano di rado. Sono completamente nudi, per testimoniare il loro totale distacco dal mondo, coperti solo da una coltre di cenere, simbolo dell'ultimo stadio dell'esistenza.
Oltre ai Naga, s'incontra una moltitudine di sadhu, impegnati a compiere austere e auto-flagellanti pratiche per testimoniare l'irrilevanza del corpo, poichè l'essenza profonda del Sè è svincolata dalla materia.
Il Kumbha Mela si svolge ogni tre anni a turno in una della città sacre. Durante questo evento, considerato ormai un appuntamento antichissimo, le differenze tra ricchi e indigenti sembrano annullarsi nell'istante in cui i devoti si immergono nella sacralità delle acque.
Il Paese è ancora fortemente pervaso da quell'essenza mistica che ha ammaliato scrittori, poeti, sognatori occidentali in cerca di una dimensione meno materialistica, più spirituale.
L'acqua è simbolo di vita per molte culture, non solo orientali; ma nel variegato subcontinente indiano la sua importanza assume risvolti unici ed è oggetto di una devozione che non ha eguali altrove.
Tutti i fiumi indiani sono avvolti da un alone di sacralità, poichè la loro corrente, simbolo del flusso dell'esistenza, si rinnova dalla sorgente sino all'Oceano, dove incontra le altre acque, perdendosi in esse.
Il fiume più venerato è il Gange, che incarna l'energia divina ed è esso stesso divinità, onorato da milioni di indiani, in quanto fonte di vita, oltre che punto di transito da un luogo all'altro e canale di interconnessione fra la terra e i cieli.
Bagnarsi nelle sua acque, secondo gli induisti, permette di rimuovere tutte le impurità dell'anima, generate da azioni non virtuose. Immergersi in esso significa essere accolti dalla divinità.
Un atto compiuto per rinnovarsi, eliminando dal proprio karma le forze negative.
La profonda devozione che gli induisti nutrono verso i fiumi, in particolare verso la divinità Ganga, considerata "madre dell'India", si percepisce in modo assoluto in occasione del Kumbha mela, un evento suggestivo e trascinante che si svolge secondo precisi cicli astronomici, in quattro diverse località.
Narra la leggenda, che gli dei e i demoni, al momento della creazione dell'Universo, non avendo il dono dell'immortalità, lottarono per il possesso della brocca (kumbh) colma di amrita, il nettare di lunga vita. Nel corso della battaglia, che durò per 12 giorni e 12 notti, alcune gocce di amrita caddero in corrispondenza dei fiumi: Godavari, Shipra, Gange e Allahabad, dove avviene la confluenza dei tre fiumi sacri.
Durante i Kumbha Mela s'incontrano personaggi solitamente irraggiungibili, come i misteriosi e inquietanti Naga, in genere nascosti negli anfratti impervi dei monti himalayani. Sono esseri votati all'eremitaggio, che si mostrano di rado. Sono completamente nudi, per testimoniare il loro totale distacco dal mondo, coperti solo da una coltre di cenere, simbolo dell'ultimo stadio dell'esistenza.
Oltre ai Naga, s'incontra una moltitudine di sadhu, impegnati a compiere austere e auto-flagellanti pratiche per testimoniare l'irrilevanza del corpo, poichè l'essenza profonda del Sè è svincolata dalla materia.
Il Kumbha Mela si svolge ogni tre anni a turno in una della città sacre. Durante questo evento, considerato ormai un appuntamento antichissimo, le differenze tra ricchi e indigenti sembrano annullarsi nell'istante in cui i devoti si immergono nella sacralità delle acque.
ATTENZIONE: qualsiasi rimedio naturale qui descritto non intende sostituire nè il parere medico nè l'uso dei farmaci.