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                                                            1^ INCONTRO

                                                            Picture
                                                            I love me..I like me
                                                            Tra tutti gli animali che popolano la nostra Terra, l'uomo è l'unico a possedere un "Io",uno strumento pensante che utilizza per misurare tutto ciò che cade sotto i suoi sensi. E' proprio dall'uso scorretto che facciamo di questo dono che dipende la nostra capacità di svalutarci. L'Io infatti è solo un osservatore: non ha potere sul corpo e sugli organi, tanto meno sulle emozioni che, come un mare sconosciuto, rischiano a volte di travolgerlo. Questa mancanza di potere gli comunica un senso di inadeguatezza di base, che cerca di superare cercando nel mondo modelli da imitare. A questo punto siamo pronti per l'autosvalutazione e l'infelicità. Come smontare tutti i meccanismi perversi??

                                                            STARE NEL PRESENTE: DILATARE L'ISTANTE
                                                            L'errore è sempre lo stesso: cercare fuori di noi ciò che per sua natura sta dentro. Allora ci ricordiamo di avere cura di noi solo per piacere agli altri, per essre adeguati ad un ruolo che ci attribuiscono, ecc...Rimandiamo così la stima di noi stessi ad un futuro che non c'è! Ma il tempo non esiste se non come creazione della mente,..esiste solo il momento presente, ed è lì che dobbiamo imparare a vivere.
                                                            La consapevolezza del presente può essere raggiunta a partire da quell'aspetto di noi stessi  che è sempre situato nel presente: il nostro corpo!
                                                            Qualsiasi cosa stia facendo o situazione stia vivendo, posso dilatare l'istante concentrandomi sul mio corpo.
                                                            Mi fermo un attimo e dilato l'istante: esco dalla situazione e la osservo dal di fuori, senza pensare a cosa farò tra un'ora o dieci minuti.Non importa se quello che sento prima o poi ritornerà. Intanto ora non c'è.
                                                            "Pensa che questo è l'unico istante che stai vivendo, esiste solo l'istante, solo l'adesso...ogni attimo è l'unico...l'istante allora si allarga...conta solo quello che stai facendo adesso, in questo momento...esisto solo io in questo istante".

                                                            IL VESTITO PIU' BELLO
                                                            Il vestito è una vera e propria seconda pelle, che esprime il nostro modo di essere più profondo.Ogni volta che indossiamo un abito adatto a noi stiamo facendo una vera e propria cura dell'anima. Fai in modo che ogni mattino sia l'istinto a scegliere i vestiti per ritrovare il tuo stile e la tua immagine corporea.Allora mi vestirò solo per me stesso, per la persona nascosta dentro di me, non per chi incontrerò!! Questo aiuta a dirigere la propria giornata sulla scia di un istante felice.

                                                            LA CONTRADDIZIONE
                                                            Troppe volte tendiamo a sposare solo una parte di noi stessi, cancellando la parte opposta. Ci imponiamo un ruolo, e pensiamo che il nostro primo dovere sia quello di essere "coerenti" con l'immagine che ci siamo creati di noi stessi, con i nostri principi, con tutto quello che pensiamo che gli altri si aspettino da noi. Ma se ci identifichiamo troppo in un solo modo di essere, blocchiamo lo sviluppo armonico della nostra personalità che risulta squilibrata, perchè risponde solo a un lato del nostro essere, annullando l'altro. Allora è fondamentale rompere il "principio di non contraddizione", sentendoci liberi di scegliere, nell'istante, quale parte di noi interpretare.
                                                            Comincia per esempio un giorno a fare il contrario per tirare fuori il lato opposto al tuo...Sei abituato a vincere? Prova a cedere. Pensi solo al lavoro? Prova a giocare.L'ho sempre pensata così? Per una volta pensa il contrario.
                                                            Insomma, dobbiamo poter uscire dal ruolo che ci siamo creati e poter cambiare quando ne abbiamo voglia. L'autostima sta nel poter essere anche il nostro contrario.



                                                            2^ INCONTRO

                                                            VIA I SENSI DI COLPA
                                                            Per realizzare il nostro progetto di felicità dobbiamo accettarci come siamo e smettere di punirci per ogni comportamento fuori dagli schemi previsti.
                                                            A tutti capita di fare delle azioni per poi stupirsi negativamente dell'accaduto :" non avrei mai detto che proprio io mi sarei comportato così..." Ma nessuno di noi è fatto in un solo modo e anche incontrare e riconoscere una nostra parte "cattiva" oppure "trasgressiva", significa uscire dalla fissità del modello in cui siamo abituati a riconoscerci: dobbiamo abituarci all'idea che in noi ci siano parti diverse e raramente prevedibili, senza farcene una colpa.
                                                            Spesso il senso di colpa funzione come un perfetto alibi per non decidere, per sostare nell'immobilismo totale :" non posso agire così...andrei contro i miei principi".
                                                            Allora cosa fare quando il senso di colpa mi assale?
                                                            Chiudo gli occhi e dilato l'istante. Nell'atto che ho compiuto, per quanto contraddica l'immagine che ho sempre avuto di me stesso, c'è stato sicuramente un momento di felicità: chiudo gli occhi e lo colgo, lo dilato, lo vivo interamente.

                                                            NO ALLE AUTODEFINIZIONI
                                                            Spesso diamo di noi stessi degli appellativi che acquistano il senso del definitivo :" Io sono un tipo che....". Purtroppo però tutte le autodefinizioni che ci attribuiamo diventano una pericolosa palla al piede per i nostri comportamenti. Rischiamo di essere sempre uguali a noi stessi obbedendo al senso limitativo di questa operazione che nasce dall'Io. Così vivrò lontano dal mio centro vitale, ai margini di me stesso. Eliminare le autodefinizioni consente anche di accettare le nostre contraddizioniche costituiscono la sorgente della nostra ricchezza interiore.

                                                            ELIMINARE I PERCHE', I SE, I MA
                                                            Un'altra regola base e quelli di porre termine alle spiegazioni. Il più delle volte una spiegazione ci risucchia nei labirinti della logica e della razionalità, pretendendo di spiegare quello che avviene in campo affettivo ed emotivo con un metro di misura non adeguato. Piuttosto è importante convivere bene anche con il non capire...
                                                            " Perchè non mi vuoi più bene? Perchè ti comporti così? ecc.." sono domande che ci portano fuori tempo, imprigionandoci nel passato o nel futuro, così come l'uso dei modi condizionali:" Se tu mi amassi veramente..." sono tutte formule perdenti che portano inscritto l'insuccesso, e che servono solo a ricordarci che non siamo stati in grado di raggiungere l'obiettivo prefissato, e quindi ci mandano fuori tempo!! Occorre invece stare nel qui ed ora!!

                                                            CONSIGLI NON SE NE DANNO E NON SE NE CHIEDONO
                                                            Accettare un consiglio ci vincola a modelli di pensiero che non ci appartengono. Il nostro interlocutore non può che vedere le cose dal suo punto di vista, ma cosa può conoscere lui del nostro mondo? Nulla, nemmeno se fosse la persona più saggia del mondo, dal momento che è già piuttosto difficile per noi conoscere noi stessi pienamente. Dare un consiglio diventa a volte quasi un obbligo, ci sembra che se lo aspettino e quindi ci sforziamo a tutti i costi di suggerire qualcosa di intelligente....Ma così facendo non ci godiamo neppure il rapporto con l'altro, tanto siamo tesi e concentrati per dire la cosa giusta. Meglio ascoltare con piacere quello che l'altro ha da dirci, e se dovesse chiederci:" Tu cosa mi consiglieresti?", rispondere tranquillamente:" Non so, fai tu quello che ti sembra giusto".


                                                            3^ INCONTRO

                                                            IL CIRCOLO VIZIOSO DELL'AUTODISTRUZIONE E IL PRINCIPIO DELLA GIOIA
                                                            " Un dolore così non passerà mai...Questo non lo potrò mai dimenticare..." 
                                                            Di fronte alle tempeste emotive come reagiamo? Se il nostro partner ci ha lasciati niente al mondo potrà farci sorridere, se un amico ci ha traditi ce lo ricorderemo tutte le mattine, e così via..
                                                            Il nostro errore è quello di credere che dentro di noi ci sia solo quell'emozione che ci sta devastando, che possiamo essere solo così. Ma nella tristezza c'è sempre una parte di noi che ride, nell'amore più intenso esiste una parte di indifferenza ed anche nel dolore più grande coesiste la gioia di vivere.
                                                            Dobbiamo acquisire l'indipendenza dalle emozioni distruttive...spesso le cerchiamo perchè attraverso il dolore recuperiamo quell'emotività forte che troppo spesso lasciamo sullo sfondo. Come se per paura di essere freddi, di essere fuori dalle cose, non coinvolti, ci lasciassimo travolgere dal desiderio di essere dolorosamente coinvolti.
                                                            Ma il dolore protratto è un attacco alla nostra autostima perchè relega la nostra vita tutta lì, legata all'evento che ci sta facendo star male. Ma io sono molto di più, la mia esistenza è molto più larga di quell'episodio: posso stare male quell'attimo, poi posso virare in un territorio diverso della mia coscienza.Mi arrendo al dolore..lo vivo pienamente, fino a consumarlo: non devo resistere nè estraniarmi. Poi posso lasciare andare, lasciar fluire...prendo atto che certi eventi possono forse cambiare alcuni aspetti della mia vita, ma non me..nulla può distruggermi, niente e nessuno può annientare la stima di me stesso: posso lasciare che la tempesta passi, attendendo con fiducia nel mio centro vitale.

                                                            CAMBIO STRADA
                                                            Spesso la disistima nasce dallo scontro con una parte di noi che vorrebbe modificare le regole del gioco e una parte che rimane obbediente e ancorata ai percorsi esistenziali che sono stati tracciati per noi e su di noi. Ci sentiamo vincolati alle aspettative che gli altri manifestano nei nostri confronti, o da quelle che noi attribuiamo loro. Entriamo così in un percorso obbligato, che spesso ci conduce in vicoli ciechi. Come nel labirinto,la dritta via non porta da nessuna parte, occorre ritornare sui propri passi e trovare nuove strade. E' la via ogni giorno diversa che ci permette di sperimentare tutte le possibili facce di noi stessi.Possiamo così sconfiggere il già previsto, sfatare le profezie che si autoavverano e tutto ciò che ci ha ingabbiato fin da piccoli in ruoli fissi.
                                                            Concretamente questo significa rendere elastici i nostri gesti quotidianie modificare gli spazi della nostra quotidianità...In casa cambiamo i gesti e il percorso che ogni giorno ritualmente compiamo quando rientriamo dal lavoro...al mattino NO allo stesso percorso, semaforo dopo semaforo, che mi porta al luogo di lavoro...

                                                            IL SILENZIO
                                                            Le parole non vanno sprecate perchè una volta pronunciate creano una trasformazione sia in chi le ha emesse sie in chi le ha ricevute
                                                            . E' fondamentale pronunciare solo le parole che sono davvero portatrici di un significato...saper sostare nel silenzio significa avere rispetto di noi stessi: non parlo perchè devo rispondere, ma perchè ho qualcosa di importante da dire. La parola autentica nasce solo dal silenzio interiore.

                                                            NON PRETENDO CHE GLI ALTRI CAMBINO
                                                            Non sono solo gli altri a fare pressione su di noi affinchè ci adeguiamo alle nostre aspettative o alla loro immagine di noi: anche noi spesso facciamo la stessa cosa. Così, molte volte, la nostra insoddisfazione e il malessere che ne deriva, dipendono direttamente dalle aspettative disattese. Vorremmo che il nostro interlocutore fosse diverso da com'è, vorremmo che cambiasse, che seguisse i nostri consigli e si adeguasse alle nostre speranze.





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